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    Santa Maria degli Angeli  

Orari Visita:
Ora Solare: 6.15 > 12.30 - 14.00 > 19.45
Ora Legale: 6.15 > 19.45

Sorta nel sito occupato da alcune cappelline addossate alla Porziuncola, intorno alle quali era cresciuto un conventino, la basilica rinascimentale fu voluta a conclusione del Concilio tridentino da papa Pio V, a somiglianza della Santa Casa di Loreto, con il proposito di rilanciare l’Ordine francescano e promuovere il culto dell’indulgenza del Perdono che vi si lucrava.

Ogni anno, nei primi giorni del mese di agosto, accorrevano alla Porziuncola migliaia di pellegrini, che cercavano rifugio all’interno del convento, creando forti disagi ai religiosi. Il perugino Galeazzo Alessi, il più famoso architetto umbro del tempo, venne incaricato di redigere un modello, già ultimato il 15 marzo1568, che ottenne l’approvazione dell’architetto pontificio Giacomo Vignola. Pio V concesse di attingere per la costruzione ai “malefici”, i proventi delle multe raccolti nella valle spoletana, e il 25 marzo 1569 venne posta la prima pietra dal vescovo di Assisi Filippo Geri.

Per la penuria dei fondi e l’ostilità dei frati, che con dolore videro cadere sotto il piccone i luoghi frequentati dal santo e dai primi compagni, i lavori procedettero lentamente per lo spazio di oltre un secolo, a partire dalla navata e dai pilastri della cupola. Nel 1638 si lavorava ancora ad un pilastro della cupola, che venne ultimata soltanto nel 1679 con la messa in opera della palla di rame sulla lanterna. Nel 1685 fu ultimato uno dei due campanili progettati; l’altro non venne mai costruito.

A causa dei funesti terremoti del 1832, crollarono le volte della navata e della facciata, la cupola per fortuna resistette alle scosse e la Porziuncola fu salva. La navata fu immediatamente ricostruita nelle forme originarie da Luigi Poletti. La facciata ebbe una sistemazione provvisoria, finchè non venne alzata tra il 1925 e il 1930 la facciata attuale, su disegno di Casare Bazzani.

Nonostante la lunghissima gestazione, l’aspetto dell’edificio rispetta il modello originale alessiano. L’esterno ha la foggia di un parallelepipedo, scandito da lesene di ordine dorico, con transetto non sporgente ed una sola abside semicircolare. L’elegante cupola, alta 75 m., si innalza su un tamburo di pianta ottagonale, sul quale si aprono grandi finestroni, con timpani e lunette alternate, divisi da pilastri corinzi e termina in una lanterna. A d. dell’abside è un grande campanile a tre ordini, con fornici nella cella campanaria.

La facciata a salienti, in travertino e mattoni, è decorata da pesanti Angeli. In due nicchie ai lati sono le statue di S. Francesco e S. Chiara, scolpite da Ernesto Vighi. Sul timpano è la colossale statua in bronzo dorato della Madonna (1930), fusa da Guglielmo Colasanti. Nel 1948 questa statua fu vista muoversi, il fatto richiamò ad Assisi folle sterminate di pellegrini e curiosi. Sotto il portico, accanto al portale centrale, è un rilievo in bronzo di F. Biasia, dedicato alla visita alla Porziuncola di papa Giovanni Paolo II e i capi delle principali religioni il 27 ottobre 1986.

L’interno, lungo 115 m., è a tre navate, divise da pilastri dorici con archi a pieno centro; la nave centrale ha una copertura a botte, quelle laterali a crociera. Su queste si aprono cinque cappelle per lato, di pianta quadrata. La cupola poggia su quattro piloni a sezione triangolare. Nel capocroce è un corto transetto con cappelle laterali, e un profondo coro con abside semicircolare.
Nel grande vano della cupola è gelosamente conservata la piccola cappella della Porziuncola.

La Porziuncola è una semplice costruzione rettangolare, con tetto a spioventi e porta con arco a tutto sesto, in pietra del Subasio; l’interno ha forma di aula absidata, coperta da una volta in muratura di sezione ogivale, forse risalente al restauro di s. Francesco. L’edicola neogotica sulla sommità, messa al posto di un campaniletto a vela, è stata rifatta dopo il terremoto del 1832. Sulla facciata è un affresco del pittore Nazareno Friedrich Overbeck, dove, con un recupero di  modelli rinascimentali umbri, il pittore ha riproposto la tradizionale iconografia del Perdono di Assisi (1829). Il dipinto sostituisce un affresco di Girolamo Martelli (1639) sovrapposto ad un precedente dipinto di Niccolò di Liberatore (1492), di cui parla Vasari e che è riprodotto nelle storie del Perdono della cappellina delle Rose. Sotto di esso spiccano le parole di s. Francesco: HAEC EST PORTA VITAE ETERNAE, riferite alla Porziuncola; sulla soglia è scritto HIC LOCUS SANCTUS EST. Nella ghiera del portale è ricordata l’indulgenza plenaria del Perdono: PETITIONEM TUAM FRANCISCE ADMITTO. Le imposte in legno intagliato sono della metà del sec. XV.

L’interno, è stato riportato alla primitiva semplicità francescana ed invita al raccoglimento e alla preghiera. La parete d’altare è interamente rivestita da un maestoso retablo, commissionato da Francesco da Sangemini a Prete Ilario da Viterbo nel 1393.
A ridosso di un pilone della cupola sulla d. è la cappella del Transito, l’antica infermeria del convento nei cui pressi morì s. Francesco la sera di sabato 3 ottobre 1226; la cappella è stata volontariamente conservata dall’Alessi nel suo progetto di edificazione della basilica.

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